L’Approccio cartalista nel sistema economico moderno

L’approccio cartalista

nel sistema economico moderno

  Today  all civilized  money is,

beyond the possibility of dispute, chartalist.

(Keynes 1930)

R

oggi tutta  la moneta civilizzata è,

al di là di ogni  possibile contestazione, cartalista.

 Uno degli assunti base della  modern money theory o mosler economics che dir si voglia, riguarda senza dubbio la natura della moneta. L’approccio che getta le fondamenta dell’impianto teorico, il cartalismo, viene  presentato per  la prima volta  dall’economista tedesco  Georg Friedrich Knapp (Knapp, George  Friedrich (1924). the state theory of money), e ripreso successivamente da J.m.Keynes ne “il trattato sulla moneta” del  1930. si tratta di un approccio alternativo alla più diffusa scuola “orizzontalista”, perché introduce un elemento ulteriore ed antecedente tra gli attori  che  concorrono al sistema di creazione della  moneta: lo stato.

scopo di  questo lavoro  è quello di  illustrare sommariamente  la teoria cartalista, soffermandosi sui  principi fondamentali, cercando  di  evidenziare quei ponti di collegamento che  la rendono, non  solo  conforme all’universo post-keynesiano, ma probabilmente anche complementare alla logica del circuito monetario.

La tradizione cartalista contro il metallismo

il punto di partenza è senza dubbio la critica  alla  teoria ortodossa (metallista, sviluppata principalmente  da   carl  menger) della   moneta secondo la  quale il denaro nasce spontaneamente come mezzo di scambio, da  tentativi di individui intraprendenti, per  ridurre al minimo i costi  di  transazione del  baratto. il denaro quindi sarebbe un  semplice mezzo di  scambio, che  lubrifica  gli  ingranaggi del mercato e deriva il suo valore dalle  proprietà intrinseche del metallo pregiato di cui è composto (da qui il termine “metallismo”). secondo la teoria metallista dunque la moneta ha origine nel  settore privato, non  ha particolari proprietà ed il suo  ruolo principale è quello di  favorire gli scambi commerciali. Knapp rifiuta  questa idea che,  tra l’altro non  trova  riscontri storici  a supporto, argomentando che  il contesto appropriato per  lo studio di come nasce la moneta è senza dubbio quello politico- istituzionale. La genesi di una  valuta  va quindi ricercata nel settore pubblico ed in particolar modo rientra tra  i poteri sovrani e legittimi di uno  stato, come afferma anche abba Lerner nel 1947: “I poteri legittimi e sovrani del corpo direttivo (Governo) rendono la moneta una creatura dello  Stato.“

La moneta è quindi una creatura dello stato il quale si pone al vertice di una eventuale scala gerarchica di creazione del denaro, anche a livello temporale. e’ quindi logico pensare alla  moneta come una  relazione sociale di tipo  particolare, un  rapporto debito/credito, in cui il denaro è considerato una  promessa, oltre che  un mezzo di pagamento, un “Io Ti Devo” (io ho un debito con te) di cui lo stato è “padre creatore” ed emettitore. nel momento in cui viene emesso, l’”io ti devo” diventa una passività per  l’emettitore ed un asset (un attivo)  per  chi ne  viene  in possesso. La moneta in se non  ha alcun  valore intrinseco associato al materiale con la quale viene  creata, si potrebbe utilizzare qualsiasi cosa, e trova  nell’unità di conto, che  misura il valore dei beni, e successivamente nell’essere uno  strumento di pagamento, le sue ragion d’essere.

  •  “Il denaro è un ‘biglietto’  o ‘gettone’ usato  come mezzo di pagamento o di misura  del  valore.  Il mezzo di pagamento che  siano  monete o titoli di credito, o qualsiasi  altro oggetto fatto di un materiale privo di valore è solo un  ‘oggetto che  porta  con  se  un  segno’ al quale lo stato  attribuisce un valore indipendente dal materiale del quale è composto.“ (Knapp 1973)

prima  di affrontare il discorso sul cartalismo moderno è opportuno fare un’ulteriore precisazione sulla  natura debitoria della   moneta. comunemente  si  è portati a pensare che  la creazione di  moneta da  parte dello stato risieda esclusivamente nella  possibilità e capacità di quest’ultimo di imporla con  la legge (schumpeter), di  darle un  corso legale, ma  la  questione non  è tanto la  capacità di  creare un debito e di dargli un valore legale, quanto quella di indurre qualcuno ad accettarlo. L’imposizione legale non  sarebbe  sufficiente di per  se a determinare l’accettazione diffusa  di una  particolare moneta, come del  resto la mancanza di corso legale non imporrebbe automaticamente la non  accettazione di una moneta.

 Qual è, allora, è lo scopo di dare un corso legale ad una moneta? secondo davidson determina semplicemente “ciò che sarà universalmente accettabile – agli occhi della corte – nell’espletamento delle obbligazioni contrattuali “ (davidson, 2002). pertanto, il corso legale assicura solamente che,  quando una  controversia viene  risolta  dai giudici in termini di una particolare moneta, questa deve essere accettata.

come  sostiene r.  Wray,  questa  concezione errata ha  ingannato  generazioni(1); mentre solo  il potere di  imporre le  tasse e determinare il modo in cui  saranno pagate spiega perché la moneta di stato è la forma  più accettabile di debito. Fino a quando  c’è qualcuno che  è tenuto a pagare le tasse denominate in valuta  dello stato, questa sarà  sempre accettata. Questo indica  che  l’emissione di moneta non è un potere esclusivo dello stato(2). Lo stato può benissimo dichiarare di accettare come pagamento di imposte e tasse, per  esempio, sale,  conchiglie, o bastoni di legno. infatti  tali esempi storici  esistono, anche se  generalmente i sovrani hanno preferito usare il loro proprio bollo o carta o qualcosa su cui possedevano il controllo totale e incondizionato (tcherneva, 2005).  L’essenza della  moneta di stato non  sta nella facoltà di creare leggi e neanche nella possibilità di stampare denaro, ma nella capacità del governo di creare ‘la promessa di ultima  istanza’ (ingham, 2000),  che  è quella di riscuotere le tasse e definire cosa sarà  accettato come pagamento presso gli uffici pubblici.(3)

 “[..]tutti gli Stati moderni hanno avuto  la capacità di decidere che  cosa è il denaro e ciò che non lo è per almeno 4.000 anni” J.M. Keynes, Il Trattato sulla moneta, 1930

il cartalismo moderno, chiamato anche neo-cartalismo o teoria monetaria moderna (B. mitchell),  riprende ed applica le suddette basi  teoriche all’analisi  del  sistema monetario moderno soffermandosi con  particolare attenzione sulle  valute  sovrane, quelle non  convertibili in oro  o in qualsiasi valuta  estera attraverso tassi di cambio fissi (mosler 1997-98, Wray 2001).

il loro  principale punto di partenza è l’integrazione delle analisi  post keynesiane e circuitiste alle quali  manca la descrizione del  processo in base al quale la moneta, appena  creata, assume valore tra  gli  agenti dell’economia. per  spiegare questo aspetto, ponendo lo stato al centro del sistema economico, i sostenitori della  teoria monetaria moderna  utilizzano un modello multidimensionale costruito per  questo scopo. il sistema economico è diviso  su due piani,  una  componente verticale che descrive le interazioni tra stato e settore privato ed una  orizzontale che  interessa l’espansione di moneta tramite la creazione di credito bancario.

 Le tasse guidano la moneta

riprendiamo quindi un presupposto fondamentale: lo stato è il primo soggetto, in ordine temporale, che interviene nel sistema di creazione della moneta, la quale una volta creata, assume valore tra gli utilizzatori  perché obbligati, dallo  stato, a pagare le tasse esclusivamente con  tale valuta. Le tasse quindi, nei moderni stati a moneta sovrana, hanno come funzione primaria quella di creare una  domanda di moneta dello stato. in altri termini, i cittadini, avendone inevitabilmente bisogno, devono agire in modo da ottenerla e possono farlo solo  dopo che  lo stato l’abbia immessa nel sistema spendendo in deficit.(4) in un sistema in cui l’onere fiscale  è denominato in una particolare moneta è lecito quindi considerare quest’ultima come un “credito d’imposta”.

è  opportuno, a questo punto, fare una  distinzione tra  il settore privato e quello pubblico. mentre per  il primo la spesa è limitata  dalla  sua  capacità di guadagnare o prendere in prestito il denaro, non  si può dire lo stesso per  lo stato(5)  che  può finanziare la propria creando dal  nulla  la moneta. il fatto  che  lo stato sia  l’unico soggetto a crearla e a far in modo che  venga accettata, gli conferisce lo status di monopolista come vedremo in seguito. pertanto, la spesa pubblica fornisce alla popolazione ciò che è necessario per pagare le tasse; in altri termini il governo(6) non deve raccogliere le tasse per  spendere, ma piuttosto è il settore privato, che  deve guadagnare per  saldare il proprio debito fiscale.  ne consegue logicamente, e in pratica, che  la spesa pubblica viene  prima della  “raccolta” delle imposte. La spesa in deficit  risponde alla domanda che  parte dal  settore privato; se  si risponde ad un desiderio di risparmio netto da  parte del  settore privato, il risultato sarà  per  lo stato un deficit, per forza di cose. L’esigenza dei soggetti che operano all’interno del settore privato è l’elemento che garantisce che i deficit siano generati e ne determina la dimensione.(7) se un deficit dello stato equivale ad incrementare il risparmio netto del settore privato è logicamente evidente che  un surplus (t>G)(8), ne determini una perdita, una contrazione.

 La componente verticale

riccardo5

nella parte superiore del modello c’è lo stato (qui presentato come un consolidato tra  Banca  centrale e tesoro), che  è di fatto  l’unico  emittente di moneta (unità  di conto), in quanto controlla l’emissione di unità  monetarie da  uno  dei  suoi  agenti designati. La parte centrale è occupata dal settore privato, “costretto” a scambiare beni e servizi in cambio di moneta (per pagare le tasse). a questo punto il denaro in mano al settore privato prende una  triplice  direzione: viene  speso (consumato per beni e servizi o investito), risparmiato, se in eccesso(9), sotto forma di contante, riserve e titoli di stato, esce dal  circuito mediante il pagamento delle tasse. il pagamento delle tasse occupa la parte inferiore dello schema verticale per  evidenziare come questa operazione distrugge, elimina  la moneta dal circuito. possiamo concludere dicendo che  il settore privato si trova  nelle  condizioni di offrire beni e servizi per ottenere moneta dello stato necessaria per  assolvere gli  oneri fiscali.  Le tasse, quindi, “guidano” la (domanda di) moneta.

La relazione sociale basata  sul  debito dunque, ha  una  organizzazione verticale e piramidale al  cui  vertice  c’è la  moneta creata dallo   stato. solo una  corretta comprensione di come la moneta viene  fornita attraverso l’economia e il suo effetto sul  sistema monetario può mettere a  nudo tutte le  implicazioni della  moderna politica fiscale e monetaria. (tcherneva, 2005).

La componente orizzontale

a differenza di quella verticale, la componente orizzontale riguarda la creazione del credito bancario, riguarda esclusivamente il settore privato ed il meccanismo è del tutto endongeno. La maggior parte delle analisi  del  circuito monetario iniziano  e finiscono con la componente orizzontale. anche quando lo stato viene  menzionato da  alcune di esse, si tende a presumere che  anch’esso comporti “orizzontalmente”. il processo di creazione dei  prestiti, che  danno poi  luogo ai depositi, è effettuato sfruttando come leva ciò che  accade nella componente verticale descritta poc’anzi. occorre, a questo punto fare una  precisazione: il meccanismo della  componente orizzontale non   ha  nulla  a  che   vedere con   i depositi dei  clienti  che   vengono sfruttati tramite il mitologico moltiplicatore monetario(10). La visione  neo cartalista è invece perfettamente coerente con  la nozione post Keynesiana secondo la quale, gli  squilibri   nelle  riserve bancarie detenute  presso la  banca  centrale, dovuti al sistema di creazione del  credito, possano essere riequilibrate solo  grazie all’azione di quest’ultima. si noti  bene che  il credito (prestiti)  creato dal  nulla  dalle  banche commerciali, genera automaticamente un corrispettivo in debito, ne consegue che il saldo netto è sempre uguale a zero.  ma  a cos’altro può corrispondere questo meccanismo di riequilibrio delle riserve, tramite moneta della  banca centrale, se non  all’azione  della  componente verticale descritta in precedenza?(11)

come spende un governo e come tassa

riccardo6

Quando un Governo spende, lo fa tramite il ministero del tesoro che accredita i conti delle banche private o semplicemente staccando assegni del tesoro. parafrasando r. Wray: “Il governo sovrano spende  (acquista beni,  servizi, attività oppure effettua trasferimenti) emettendo un assegno del  tesoro oppure, cosa  che  accade sempre più spesso, accreditando il conto di una banca privata. In entrambi i casi, comunque, i saldi  attivi (MAP) si creano quando la Fed  registra  l’accredito sul conto di riserva della  banca ricevente. Analogamente, quando lo  Stato  riceve  i pagamenti delle tasse,  riduce il saldo  di riserva di una delle banche membro (e quindi la quantità di MAP). Contemporaneamente avviene l’addebito sul conto corrente del contribuente e il corrispondente conto di riserva presso la Fed viene ridotto.”

ciò che  è importante evidenziare è che  il lavoro  congiunto tra l’autorità monetaria e il tesoro agisce direttamente e quantitativamente sul livello delle riserve bancarie. senza la suddetta creazione ex nihilo della  valuta  non  potrebbe esistere neanche il sistema di creazione del  credito e l’espansione di moneta da  parte delle banche commerciali. alla politica fiscale  del  Governo, che  ha carattere discrezionale, fa da contraltare la politica monetaria con  le  operazioni di  mercato aperto(12). Quando il  tesoro,  tramite  il  suo   conto  alla  Banca   centrale  spende, automaticamente incrementa  le   riserve, viceversa, incassando  tasse  le   decrementa.  Lo  stesso meccanismo di incremento avviene quando la Banca  centrale compra titoli di stato in operazioni di mercato aperto, vendendoli le diminuisce.(13) L’aumento delle riserve bancarie conduce le banche a prestare le riserve in eccesso nel mercato overnight generando una  concorrenza che  spingerà verso il basso il tasso di  interesse. se la banca centrale volesse mantenere il controllo sul tasso di interesse overnight(14) dovrebbe necessariamente drenare le riserve in eccesso vendendo titoli, dando cioè  un investimento alternativo e fruttifero alle banche. Questo riporterà squilibri (verso  il basso) nelle  riserve, incrementando  la domanda di  prestiti nel  mercato interbancario che  farà risalire il tasso di interesse.

in questo modo viene  a cadere anche il mito  secondo il quale la spesa in deficit agisca a rialzo sui tassi, cosa non  possibile per  la meccanica di cui sopra. La spesa pubblica, infatti, aumenta a livello di sistema le riserve ed esercita una  pressione al ribasso sui tassi di interesse.

come abbiamo visto, le tasse e la vendita di titoli non hanno la funzione di finanziare la spesa del  Governo, le prime guidano la moneta, la compravendita di bonds è piuttosto uno strumento monetario che ha lo scopo di mantenere i tassi di interesse nel  target  prefissato offrendo un  investimento alternativo. sebbene  entrambe comportino delle ripercussioni sul settore privato, non  sono mai  vincolanti per  la spesa pubblica.

Quanto detto finora  ci porta ad  una  considerazioni. Questa interpretazione, non solo  sembra essere perfettamente in linea  con  l’approcio endogenista con  i suoi due precetti fondamentali dell’offerta di moneta che  si espande per  “incontrarne” la domanda e dell’impossibilità per  la banca centrale di ottenere il controllo diretto sulla  quantità di moneta in circolazione, ma  lo ridefinisce dividendo il sistema di creazione del  denaro su  due piani:  quello “verticale”  descrive le  transazioni tra settore pubblico e settore privato in  cui  il primo immette, per  primo, la  valuta nell’economia, mentre  l’altro livello  di  analisi,  definito orizzontale, si  riferisce al processo di creazione del credito che “espande” la moneta facendo leva sulla valuta precedentemente emessa.

 mS, monopoli di Stato

il neo-cartalismo individua nell’elemento  “stato”, il motore di  tutto il processo conferendogli lo status di monopolista della  valuta,  infatti, poichè il settore privato domanda la sua moneta, ed essendone l’unico emittente, ogni  Governo è libero di precisare anche cosa fare per  ottenerla, può, in altre parole, determinarne il valore impostando le condizioni alle quali si ottiene. Questo significa che il pubblico dovrà fornire beni e servizi al governo per  ottenere ciò che  serve per  pagare le tasse e lo stato ha il potere di fissare esogenamente  il prezzo al quale acquista tali attività.(15) ne stabilisce, inoltre, anche il tasso di interesse secondo le operazioni della  banca centrale descritti in precedenza.(16)

di conseguenza le banche possono funzionare automaticamente come intermediari tra lo stato e il settore privato. Questo accade ogni  volta che  un bonifico bancario (o un assegno) viene  utilizzato  per  il pagamento delle tasse. il sistema bancario è contemporaneamente obbligato ad accettare fondi da parte dello stato a condizioni dettate dallo  stato per  coprire saldi di riserva  scoperti quando necessario.

conclusioni

mentre l’approccio post Keynesiano “orizzontalista” identifica nel sistema moneta/ credito, quindi nell’interazione tra privati, l’intero processo di creazione della moneta, la teoria monetaria moderna integra alla perfezione questo meccanismo ponendo l’attenzione sul ruolo  fondamentale dello stato quale creatore e monopolista della moneta ed evidenziando l’esistenza di “interazioni verticali”  tra pubblico e privato che  vanno a rinforzare i modelli post keynesiani cosidetti orizzontalisti, come già sottolineato da  mosler (1994):  “nel  sistema bancario, i prestiti, compresi  quelli per  gli  investimenti delle imprese, creano pari  depositi, ovviando alla  necessità di risparmio in quanto fonte di denaro. L’investimento crea il proprio denaro.”(17)  il circuito monetario inizia con  la componente  verticale, quando lo stato nomina ciò che  accetterà per  il pagamento delle tasse. Questo fa sì che  i contribuenti saranno costretti ad offrire beni e servizi in cambio di valuta. Le forze in atto nella componente verticale sono sufficienti a far in modo che, da quel momento in avanti, i venditori di beni e servizi utilizzeranno come unità  di conto(18) la moneta di stato.

Note:

1               “schumpeter misled generations by claiming chartalism was all about legal  tender laws, rather than about state  money” (r.Wray, 1999)

2              “if money is debt, clearly anyone can issue  money” (minsky 1986: p. 228).

3                “Knapp  accepts as “money”  – rightly, i think – anything which the state undertakes to accept at its pay- offices, whether or not it is declared legal-tender between citizens.” (Keynes, 1930)

4               “Le tasse quindi creano una  domanda di moneta e la spesa in deficit  dello stato provvede all’offerta.”

r. Wray, 1998

5               Quando si parla  di stato lo si intende una  forma  di consolidamento tra Governo, tesoro e Banca  cen- trale. “ the consolidated government (including the treasury and the central Bank) is never revenue constrained in its own currency.” (tcherneva, 2005)

6               Quando si parla  di Governo si intende uno  stato che  crea una  moneta, impone delle tasse in quella moneta e opera in regime di cambio flessibile.

7              “the market demand for currency, therefore, determines the size of the deficit” (Wray, 1998).

8              situazione in cui le entrate (tasse) di uno  stato siano  superiori alle spese (G).

9              il famoso (G-t) +(s-i) = 0 dei bilanci  settoriali (W. Godley); quando G>t , in un sistema economico che non  ha rapporti con  l’estero,  anche s > i. più è alto il deficit  di spesa dello stato, maggiore sarà  il risparmio privato.

10             “Banks clearly  do  expand the  money supply endogenously – that  is, without the  ability of the  central bank to control it. But all this activity is leveraging the  high  powered money (Hpm) created by the  interaction between the government and non-government sectors.” (B. mitchell, 2009)

11             “in this model, the  horizontal activity always  nets  to 0. reserves are clearing balances that  can  only come from vertical activity. if the banking system doesn’t have  sufficient reserves as required by the Fed, at least one bank will be showing an overdraft at its account at the  Fed.  such an overdraft is, of course, a loan  from the Fed,  and an example of vertical  activity.” (W. mosler, m. Forstater , 2009)

12            operazioni con le quali l’autorità monetaria compra titoli di stato incrementando le riserve bancarie.

13             mentre la natura della  politica fiscale  è discrezionale, la politica monetaria ha  carattere “difensivo”, di “controllo” della  politica fiscale  che  può essere destabilizzante, poiché il suo  impatto sulle  riserve influenza direttamente i tassi “overnight”.

14            Le uniche variabili controllabile esogenamente dalla  banca centrale sono i due tassi a breve termine: il discount rate  (Fed) o tUr tasso ufficiale di riferimento (Bce). tUs tasso ufficiale di sconto per  la Banca  d’italia e il Fed Funds rate, eUriBor per  l’eurozona.

15            così come esemplifica r. Wray: “For example, if the state required that  to obtain 1 unit of Hpm, a per- son must  supply 1 hour  of labor, then money will be worth  exactly that one hour  of labor “ (Wray, 2003).

16            it is also price setter of the interest (own) rate  for its currency (Keynes, 1936)

17            “in the banking system, loans, including those for business investments, create equal deposits, obvi- ating the need for savings as a source of money. investment creates its own money.” soft currency economics, W. mosler, 1994

18            Unità numerica standard per  la misura del valore di mercato di beni e servizi.

Riferimenti bibliografici

Keynes  J.m., “a treatise on money”, 1930

Knapp, G. F., “the state theory of money”, macmillan and company, 1924 mitchell B. “money multiplier and other myths”,  2009

mosler  W.,  Forstater  m.,  “a  General analytical  Framework  for  the   analysis  of currencies and other commodities”, 2002

tcherneva  p.,  “the  nature, origins,  and  role  of  money: Broad and  specific propositions and their implications for policy”, 2005

Wray,  L. randall,  “money  and taxes:  the  chartalist  approach”,  Jerome  Levy economics institute, 1998

Wray,  L. randall,  “endogenous  money: structuralist  and Horizontalist”,  the  Levy economics institute and

University of missouri–Kansas city, 2007

Wray, L. randall, “modern money”, the Levy economics institute and University  of missouri–Kansas city, 1998

 

This entry was posted in Senza categoria. Bookmark the permalink.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *