Le 7 frodi capitali dell’economia neoliberista: 1, il debito pubblico

di Marco Cavedon

Fonte: Me-Mmt Veneto

Questo documento si ispira al libro “Le 7 Innocenti Frodi Capitali della Politica Economica”, scritto dal nostro maggiore economista di riferimento, Warren Mosler, padre fondatore della ME-MMT.

Lo scopo è quello di descrivere i concetti base della ME-MMT, contrapponendoli a quelli della scuola di pensiero che combattiamo, la corrente economica neoclassica e neoliberista, ossia quella scuola che vuole ridurre ai minimi termini il ruolo dello Stato, negando di fatto il valore di cose fondamentali per un’economia al servizio del 99% della popolazione, quali la spesa in deficit e la tutela dei salari e dei diritti dei lavoratori.

Uno dei maggiori esponenti moderni di questa scuola di pensiero economico è stato Milton Friedman, la cui influenza nell’ambito delle politiche economiche di tutto il mondo di fatto ebbe il sopravvento sul pensiero keynesiano a partire almeno dagli anni ’70 del secolo scorso.

Non mi dilungherò troppo a parlare delle basi della ME-MMT, cosa che già magistralmente fanno da anni Paolo Barnard (il giornalista e saggista che per primo ha portato la MMT in Italia) e tutti i referenti economici del nostro gruppo a livello nazionale che ormai da tempo divulgano la nostra economia. Ritengo tuttavia utile per i neofiti fare il punto su alcuni concetti fondamentali, che nel corso del tempo avremo senz’altro occasione di spiegare sempre più nel dettaglio mediante fonti nuove e mediante l’aiuto dei nostri economisti di riferimento a livello internazionale.

Prima di ragionare su qualsiasi cosa, non si può omettere di considerare la situazione odierna in cui viviamo. Lo stato italiano a partire dal 2002 di fatto è uno stato che non è più padrone di una sua moneta e vedremo nel corso di questa relazione come questa sia una cosa assolutamente negativa in termini di potere reale del nostro governo di poter concretamente incidere (in positivo) sull’economia del nostro paese. Da allora di fatto la nostra nazione è diventata come un qualsiasi ente locale, come una qualsiasi amministrazione secondaria (una regione, una provincia) che non ha più gli strumenti per decidere in autonomia e in modo flessibile le manovre di cui abbisogna il nostro territorio al fine di poter sviluppare una politica economica di piena occupazione e di pieno benessere sociale per i nostri cittadini. Ciò è la cosa che è accaduta a qualsiasi altro paese d’Europa, a partire dalla sottoscrizione del Trattato di Maastricht all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso.

Il concetto di sovranità monetaria è un concetto assai sottovalutato, spesso non considerato da parte dell’opinione pubblica maggioritaria, che vede la cosiddetta “stampa del denaro” come un escamotage per tamponare una momentanea assenza di risorse finanziarie, causando però una moltitudine di problemi legati a fenomeni quali la svalutazione e l’inflazione.
Capiremo come tali timori siano di fatto infondati, in quanto alimentati dai falsi miti creati ad hoc dal pensiero economico della corrente principale al fine di non far comprendere alle persone le reali potenzialità di un sistema a moneta sovrana fiat (creata dal nulla).

Ora affronteremo uno ad uno ciascuno di questi falsi miti, per evidenziare la loro infondatezza alla luce di prove concrete e di fatti empirici direttamente osservabili in base agli stessi dati forniti da agenzie intergovernative dominate dal pensiero economico globalista e neoliberista, quali il Fondo Monetario Internazionale.

Prima Frode Capitale: il debito pubblico.

Innanzitutto va fatta una distinzione fondamentale, tra cos’è uno stato a moneta sovrana emissore della sua valuta (gli Usa, gli stati dell’Eurozona prima di Maastricht, il Giappone, la Svizzera, ecc.) e cos’è uno stato non padrone della sua moneta, qual è la condizione attuale dei paesi della Zona Euro.

Uno stato a moneta sovrana di fatto non si troverà mai di fronte al problema operativo di fallire nell’onorare il suo “debito”, in quanto è denominato nell’unità di conto che rappresenta la valuta che lui stesso emette e di cui ha il monopolio.

Uno stato a moneta non sovrana di fatto perde questa capacità e per finanziare tutte le sue spese è costretto a indebitarsi coi mercati dei capitali (ai quali dovrà poi restituire i prestiti maggiorati da interessi, raccolti con gli introiti fiscali) o adottando politiche economiche basate sulla competitività al fine di aumentare le entrate tramite una bilancia commerciale positiva (importazioni minori di esportazioni).

Il fatto è che l’ideologia economica mainstream non sembra affatto in grado di distinguere tra stato emissore della sua valuta e stato non emissore.
http://memmt.info/site/mike-norman-le-falsita-sul-debito-pubblico-del-giappone/

Per affrontare la questione del funzionamento dei sistemo monetari, è utile fare riferimento al seguente schema:

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Provi il lettore a chiedersi: chi è che all’interno del settore privato (non governativo o NG per semplicità) può produrre reale ricchezza finanziaria al netto?

È forse il settore privato che col lavoro genera il denaro di cui il governo abbisogna per finanziare tutte le sue spese?

La risposta è no!

Gli attori economici del settore NG si possono classificare in tre categorie: cittadini, imprese e banche.

Poniamo il caso di una moderna economia di mercato: l’impresa per aprire la sua attività chiederà un credito ad una banca commerciale (Banca 1), credito che utilizzerà per acquistare dei beni di produzione presso un fornitore che depositerà quel credito nel conto corrente presso la sua banca (Banca 2).

La Banca 1 quando ha erogato il credito, in verità non ha creato denaro nuovo al netto, né lo ha prelevato dalle sue riserve detenute presso la Banca Centrale. In realtà la banca ha creato un deposito sotto forma di credito, che non rappresenta reale denaro dello stato ma è solo un codice, dal momento in cui, quando quel deposito viene allocato presso il conto corrente del fornitore presso Banca 2, deve essere onorato dalla stessa con riserve reali detenute da Banca 1, che quindi le cederà a Banca 2 affinché la stessa possa mettere quell’ammontare di ricchezza finanziaria a disposizione del suo correntista (il fornitore dei beni di produzione). Questo meccanismo si chiama clearing (compensazione delle riserve tra banche commerciali).

Vediamo quindi che non si è creato all’interno di queste meccanismo reale denaro: in conclusione avrò che una riserva detenuta da Banca 1 si è spostata verso Banca 2; nessuna creazione di reale denaro al netto in questo caso, come spiega bene l’economista Randall Wray nella prima parte della sua serie di post sulle critiche alla MMT:
http://neweconomicperspectives.org/2013/12/mmt-101-reply-critics-part-1.html

Consideriamo ora il caso di un’azienda che vende il suo prodotto o il suo servizio (ad esempio un servizio nel campo dell’edilizia). Senz’altro l’imprenditore ne trae un guadagno in termini di ricchezza finanziaria, ne trae un utile con il quale potrà sia ripagare il debito verso Banca 1, sia ovviamente pagare gli stipendi dei dipendenti. Ma tutto quel denaro che l’impresa guadagna deve necessariamente venire da un altro soggetto all’interno di NG che se ne sia privato del medesimo ammontare, soggetto che a sua volta ha ottenuto tale ricchezza finanziaria grazie alla spesa ancora di un altro attore economico all’interno dello stesso settore ed è chiaro che una regressione all’infinito non è certo possibile.

La domanda che ci si pone allora è la seguente: da dove viene in prima istanza il denaro con cui gli attori economici privati effettuano tutte le transazioni ? Fa forse parte di una dote iniziale all’umanità concessa per mano divina ? Chiaramente ciò razionalmente non può essere vero. Per il pensiero economico neoclassico il “deus ex machina” creatore della ricchezza finanziaria è il risparmio, ma di nuovo si cade nel problema della regressione all’infinito.

E’ chiaro che ci dovrà essere un soggetto esterno al settore privato che materialmente è in grado di immettere ricchezza finanziaria all’interno del settore NG e questo è il ruolo dello stato a moneta sovrana, che crea il denaro all’atto della spesa (ricordiamo che il settore NG legalmente non può generare il denaro al netto).

Si avrà quindi la situazione di un governo (G) che, per fornire alla sua popolazione liquidità al netto con la quale potrà pagare le tasse, risparmiare e spendere, dovrà per primo spendere al netto di quanto tassa, cioè di quanto drena dal settore NG.

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Questa operazione prende il nome di spesa in deficit, quella cosa demoniaca che tutti i principali media (tv e giornali) descrivono come il vizio dello stato, un reale debito che dovrà poi essere pagato a non si sa quale misterioso creditore che sta alle spalle del Governo.

Il deficit di bilancio rappresenta la differenza tra entrate e spese dello stato nell’arco di un anno, il cosiddetto debito pubblico è invece la somma di tutti i deficit annuali da quando lo stato praticamente esiste.

Dalla relazione di cui sopra si evince quindi l’importanza della sovranità monetaria per qualsiasi stato che abbia a cuore una gestione effettiva della sua economia. Senza la spesa iniziale da parte di G infatti non ci sarà alcun Prodotto Interno Lordo (PIL), che deriverà dagli scambi commerciali all’interno del settore NG, ma potrà avvenire solo a valle del processo che inizia con la fornitura di liquidità al netto da parte di G.

Il governo sovrano crea la sua valuta all’atto della spesa, con meccanismi invero complessi ma che a questo portano. Un ottimo esempio del meccanismo di spesa dello stato italiano quando possedeva la sua valuta sovrana (lira) lo si trova in questo ottimo articolo redatta da Daniele Della Bona (referente economico nazionale ME-MMT):
http://memmt.info/site/come-si-finanziava-litalia-prima-del-divorzio-fra-tesoro-e-banca-ditalia-parte-5/

Viceversa, uno stato che decida di tassare tanto quanto spenda (pareggio di bilancio) o addirittura di tassare di più di quanto spenda, sarà uno stato che decide (o sarà indotto a decidere) di distruggere la ricchezza finanziaria interna e di conseguenza la sua economia e il benessere della sua popolazione ed è questo il caso della moneta euro, valuta di fatto straniera per tutti gli stati che la utilizzano (la BCE per statuto può finanziare solo i mercati dei capitali e non gli stati ex sovrani), che ha consegnato interi popoli nelle mani degli interessi della grande finanza speculativa internazionale e nelle mani delle grandi aziende neomercantili soprattutto franco-tedesche, che giocano sui meccanismi della svalutazione dei salari e della distruzione della domanda interna al fine di esportare e trarre quindi immense ricchezze che non saranno equamente distribuite tra la popolazione, nel nome della competitività globale.

Di seguito si riporta un esempio di quanto accaduto in Germania, che ha adattato queste politiche regolarmente in seguito all’ingresso nell’Unione Monetaria.

Andamento salari reali Germania:

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Andamento PIL Germania:

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Come si vede dal 2011 in poi la Germania praticamente ha un tasso di crescita annua che tende a zero, la sua competitività non le consente più di reggere lo sviluppo economico degli anni precedenti, con i paesi importatori del sud Europa che annaspano all’interno della crisi deflazionistica imposta dall’Eurozona. A questo punto l’unico sistema per le aziende tedesche di prosperare è di acquisire le aziende dei paesi debitori (soprattutto dell’Italia) e di poter quindi sfruttare manodopera a basso costo per la competitività globale, cosa che sta costantemente avvenendo da anni, come testimonia questo articolo del Sole 24 Ore (fonte filoeuropeista):
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-06-06/ecco-quanto-germania-guadagna-105240.shtml?

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