Il Def e l’avanzo primario: la lotta di classe la sta vincendo l’1%

di Pier Paolo Flammini

Fonte: memmt.info

Il miglioramento del deficit rispetto alle previsioni di aprile riflette la previsione di rafforzamento dell’avanzo primario, che in rapporto al PIL rimane allineato alla stima del DEF nell’anno in corso, mentre è atteso raggiungere livelli superiori negli anni successivi. Nel 2015 l’avanzo primario è atteso collocarsi sul livello dell’1,7 per cento del PIL, come previsto lo scorso aprile; nel 2016 migliora lievemente, dal 2,8 al 2,9 per cento del PIL, e quindi si attesta su livelli progressivamente superiori negli anni seguenti, collocandosi al 5,0 per cento nel 2019 (contro il 4,6 delle stime di aprile)“.

La fonte è la recente Nota di Aggiornamento del Def, firmata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal Ministro per l’Economia Pier Carlo Padoan e ora al vaglio delle “istituzioni” europee.

Nonostante i tanti proclami mediatici, il governo Renzi continua nell’opera dei predecessori, ipotizzando avanzi primari da record (differenza tra tasse e spesa pubblica, al netto degli interessi passivi).

In questo modo continua l’immane trasferimento di ricchezza dall’economia reale a quella finanziaria, ovvero da famiglie, lavoratori e imprese ai detentori di titoli di stato, garantiti da un bilancio pubblico in costante e promesso attivo. Infatti l’Italia e i paesi dell’Eurozona, privati della loro moneta, sono stati “privatizzati” e, come un’azienda privata, devono tassare più di quanto spendono per ottenere denaro in prestito dalle grandi corporation bancarie, le uniche che accedono ai prestiti della Bce. Come un qualsiasi imprenditore, se ci si presenta con i conti in rosso si devono accettare alti tassi di interesse fino alla chiusura del conto corrente e la morte dell’economia nazionale.

Così gli Stati dell’Eurozona sono diventati Stati tiranni: chiedono all’economia reale più tasse di quanto pagano in servizi, investimenti e stipendi. Sono costretti a farlo a causa della ben pensata architettura monetaria, ancor prima dei Trattati e degli accordi sottoscritti.

Di seguito una sintesi dei dati previsionali della Nota di Aggiornamento posti sotto forma di comprensibili disegnini (comprensibili per chi ha due occhi che invoglino a riflettere). Un solo richiamo: Padoan spera che le “istituzioni” (cioè la Troika) limitino il ricorso alle clausole di salvaguardia già promesse però dall’Italia, immaginando di ridurre la pressione fiscale del 2%. E’ probabile che le “istituzioni” concedano un minimo di “flessibilità” all’Italia, in modo che Renzi possa fingere di aver vinto la contesa: si tratta però di spiccioli in un percorso che vedrà il termometro dell’austerità, l’avanzo primario, sempre con la febbre alta, se non altissima.

Alcuni brevi analisi della Nota di Aggiornamento:

  • la pressione fiscale è garantita stabile o in aumento, attorno al 44%;
  • è prevista una riduzione delle spese in conto capitale rispetto al Pil;
  • la “lotta di classe” continua ad essere vinta dall’1% di latifondisti finanziari e le nuove aristocrazie delle rendite rispetto al 99% della popolazione. A differenza di quanto avvenuto nel secolo scorso, tuttavia, quando il 99% si organizzò in vario modo a livello sociale e politico per modificare i rapporti di forza (e parliamo sia del cosiddetto proletariato sia della classe media, borghese e piccolo borghese), oggigiorno la classe dominante riesce ancora a controllare il 99% facendo credere che le cause del disastro non risiedano nel sistema economico costituito a favore dell’1% (difatti il sistema economico non viene messo in discussione dai governi esistenti), ma per colpe individuali o per responsabilità “etiche” dei gruppi dirigenti.

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